Ilva: "Costretti a chiudere lo stabilimento di Taranto"
Il provvedimento di sequestro emesso oggi dal Gip di Taranto, comporterà "in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto". Lo sottolinea l'Ilva in una nota. Leggi Le conseguenze a catena dello spegnimento all’Ilva - Leggi Il padrone in ceppi - Leggi Spegnere il furore giudiziario, non l’Ilva
13 AGO 20

L'Ilva di Taranto si accinge a fermare tutta l'area a freddo, ovvero tubifici, rivestimenti, laminatoi, treni nastri e treno lamiere a seguito del sequestro disposto dalla Magistratura oggi per i prodotti finiti. La Procura ha infatti sequestrato 'coils' e lamiere, prodotti nelle ultime settimane in quanto li ritiene "provento e profitto di attivita' penalmente illecita", quella cioè derivata dagli impianti dell'area a caldo, altiforni e acciaierie, che dal 26 luglio scorso sono sotto sequestro senza facoltà d'uso con l'accusa di disastro ambientale. L'Ilva, dicono i pm, non poteva produrre dopo il sequestro e il fatto che abbia continuato a farlo e' un illecito. Di qui il blocco dei prodotti derivati da quest'attività.
Per l'area a freddo, causa la crisi di mercato, l'Ilva aveva già fermato alcuni impianti nei giorni scorsi come il treno lamiere e il rivestimento tubi, ai quali si è aggiunto dalla fine della scorsa settimana anche il tubificio due. Per effetto di questa fermata 700 lavoratori sono in ferie forzate in attesa che l'Ilva definisca con i sindacati metalmeccanici un accordo sulla cassa integrazione ordinaria, già chiesta per 2mila unità. Adesso, invece, a valle del sequestro disposto dalla Magistratura, l'Ilva ha deciso di fermare tutta l'area a freddo e quindi più impianti. Si calcola che circa 5mila potrebbero essere i lavoratori coinvolti in questo stop.
Il provvedimento di sequestro emesso oggi dal Gip di Taranto, comporterà "in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto". Lo sottolinea l'azienda in una nota, rendendo noto che "la Società proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell'attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all'ordine impartito dal GIP di Taranto".
In mattinata il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante e il direttore generale dell'azienda, Adolfo Buffo, sono risultati coinvolti nell'inchiesta che ha portato all'emissione di sette ordinanze di custodia cautelare e al sequestro dei prodotti finiti/semilavorati. I due dirigenti hanno ricevuto altrettanti avvisi di garanzia. In carcere sono finiti Fabio Riva, ammistratore delegato dell'Ilva, Luig Capogrosso, ex direttore delle stabilimento l'ex consulente Girolamo Archinà. Ai domiciliari invece Emilio Riva, presidente della capogruppo della Riva Fire; Lorenzo Liberti, già presidente della facoltà di Ingegneria ambientale dell'università di Taranto e Michele Conserva ex assessore all'ambiente e l'ingegner Carmelo Dellisanti della Promed Engineering. Il sequestro preventivo riguarda i prodotti finiti/semilavorati realizzati, in violazione delle misure cautelari adottate a luglio.
"Premesso che ILVA non è parte processuale nel procedimento penale – si legge ancora nella nota – ed è quindi estranea a tutte le contestazioni ad oggi formulate dalla Pubblica Accusa; premesso altresì che lo stabilimento ILVA di Taranto è autorizzato all'esercizio dell'attività produttiva dal decreto del Ministero dell'Ambiente in data 26.10.2012 di revisione dell'AIA; premesso infine che il provvedimento di sequestro emesso dal GIP di Taranto in data odierna si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del Ministero dell'Ambiente, la Società proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell'attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all'ordine impartito dal GIP di Taranto".
"Per chiunque fosse interessato – prosegue la nota aziendale – ILVA mette a disposizione sul proprio sito le consulenze, redatte da i maggiori esponenti della comunita' scientifica nazionale e internazionale, le quali attestano la piena conformità delle emissioni dello stabilimento di Taranto ai limiti e alle prescrizioni di legge, ai regolamenti e alle autorizzazioni ministeriali, nonché l'assenza di un pericolo per la salute pubblica. ILVA ribadisce con forza l'assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalità ascrivibile alla propria attività industriale, così come le consulenze epidemiologiche sopraccitate inequivocabilmente attestano".